Le mie opinioni su ogni cosa

Parliamo di tutto, sempre rispettandoci.

Evoluzione: impossibile o probabile?(molto lungo)

Evoluzione: teoria impossibile o fatto probabile?

 

Prego chiunque inizi a leggere questo lungo testo, di farlo fino alla fine seppur comporti, ne sono consapevole, una gran fatica. Il mio intento è quello di spiegare coerentemente perché l’evoluzione può essere ritenuta valida, ed arrivare a leggere fino a metà, non vi aiuterà nella comprensione. Quindi, se non siete motivati, non iniziate nemmeno o rischiereste solo di uscirne con le idee ancora più confuse.

[le parti evidenziate in verde sono le evidenze pro-evoluzione, quelle in giallo sono le evidenze pro-antievoluzione]

 

Ho deciso di scrivere quel che vi è in seguito per affrontare (con la massima umiltà da parte mia, visto che mi ritengo né biologo, né portatore di verità assolute) questo a parer mio controverso tema, che è la teoria (alcuni la chiamano ipotesi, altri legge) dell’evoluzione. Il dibattito sulla vita, si è sempre palesato come uno dei più accesi ed è forse proprio grazie a questo dibattito, grazie a oppositori e sostenitori, che oggi siamo arrivati così lontano, rispetto a qualche secolo fa. Al contrario di quello che molti possono pensare, la teoria evolutiva, inizialmente, non è nata per spiegare come sia sorta la vita ma semplicemente, come essa si sia  appunto evoluta. All’inizio, il ruolo di creatore della vita era assegnato unicamente a Dio. Nel lontano 1700, scaturirono le premesse ideologiche che avrebbero consentito, un secolo più tardi, di possedere realmente i concetti necessari per ipotizzare uno schema alternativo a quello di Linneo secondo il quale la vita era stata creata e rimaneva immutata: era l’illuminismo. Forse, il fatto che certe teorie si siano formate proprio grazie a dei pensieri che spesso (ma non sempre) si proponevano in aperto contrasto con la religione, ha contribuito col tempo, a perpetrare lo stereotipo della scienza nemica della religione e viceversa. La realtà è invece, che quelle supposizioni, avrebbero potuto essere tratte da chiunque, anche dal Pontefice in persona (..e prove ne sia il fatto, che oggi molte persone che ricoprono livelli altissimi delle cattedre scientifiche mondiali, sono di fatto, credenti in un Dio). La diatriba tra scienza e religione, si intensifica quando la scienza (la seconda arrivata) si spinge e invade un campo che dall’inizio dei tempi è appartenuto alla religione. Questo, è accaduto anche con il nostro evoluzionismo che pian piano, ha preteso di spingersi sempre oltre andando letteralmente a tentare di smontare, dall’inizio alla fine, molte delle teorie religiose. Prima di proseguire con ciò che veramente mi interessa, sento il bisogno di fare una precisazione: noi siamo uomini e come tali siamo soggetti a errori, errori che sia sulla scienza, sia sulla religione si possono compiere anche in assoluta buona fede. Ritengo però (e su questo, dovreste essere tutti concordi) che qualcosa o qualcuno, ci abbia fortunatamente dotato di una capacità superiore, una capacità che per quanto ne sappiamo ora, ci permette di elevarci ben al di sopra di ogni altro essere, per quello che concerne le sole capacità intellettive, ovviamente. E’ la capacità di ragionare in maniera complessa: la più grande conquista dell’ uomo. Io ritengo di essere capace a ragionare decentemente e ho pensato a quello che segue. In questo mondo, esistono due tipi di persone: quelle che hanno fede, e quelle che non la hanno. Le persone della fede, non hanno bisogno di prove per credere ed affidarsi a qualcosa, le persone senza fede invece sì; ciò non toglie comunque che il rispetto debba essere massimo tra le due categorie e questo comporta che, finché non se ne abbia prova certa, la teoria rimane teoria per entrambi. E’ da dire che raramente, si riesce al elaborare una legge che non possa essere discussa. Sull’argomento che mi avvio a trattare abbiamo tre tipi di pensiero e penso di non fare torti sottolineandolo: abbiamo chi si basa su delle prove per avvalorare la teoria, abbiamo chi si basa su altre prove per screditarla e abbiamo chi la ritiene errata (senza tuttavia disporre di prova alcuna) a priori. Quello che segue, mira a discutere alla prime due categorie (per favorire un dibattito costruttivo) in quanto non è mio interesse imporre la mia opinione alla terza categoria, che ritengo sia in errore e dotata di scarsa iniziativa e spirito critico. Alla terza categoria, che certe volte si permette di sostenere l’ impossibilità delle teorie avverse e di diffonderne l’odio senza alcuna giustificazione, dedico invece la felicità con la quale, anche a loro nome, porto avanti il significato della ragione umana ( e mi riferisco non solo ai religiosi ).

 

I primi considerevoli sforzi per dare vita ad una teoria evoluzionistica furono il frutto di alcune scoperte, come ad esempio, il ritrovamento negli strati di terreno più ancestrali di soli fossili semplici, senza la presenza degli attuali organismi complessi. Come si può pensare, che negli strati di terreno risalenti a milioni di anni orsono, siano sopravvissuti fossili di piccoli e medi esseri viventi perfettamente conservati, ma non invece, fossili di esseri molto più ingombranti, come gli attuali leoni o gli ormai estinti dinosauri? In qualche modo, a quel punto, certi esseri dovevano essere stati presenti solo molti milioni di anni dopo altri. Qui, avvenne la prima spaccatura profonda tra creazionisti ed evoluzionisti. I creazionisti come detto, si affidano alla fede e loro, è risaputo, hanno fede nella Bibbia e nelle sue Parole. La Bibbia sostiene che Dio abbia creato tutto in “giorni” diversi: il terzo giorno il mondo vegetale, il quinto giorno esseri del mare e volatili, il sesto giorno gli animali di terra e l’ uomo. Ebbene, i primi fossili, iniziavano a far presupporre che vi fossero troppe poche coincidenze tra la presenza dei fossili e l’ordine di nascita (anche inteso con giorni di milioni di anni) descritto nella Bibbia. Ciò, non significava che le teorie che sarebbero seguite sarebbero state scientificamente corrette, ma metteva seriamente in discussione la base della religione. Non sapendo come spiegare le nuove evidenze, i creazionisti continuarono a credere nelle loro teorie e inserirono il concetto della Fiducia in Dio e della resistenza al male che pone in Terra dei mezzi per sviare dalla retta via. Senza pretesa alcuna, visto che oggi viviamo in un mondo di regole e materia, mi sento già ora di dare più affidabilità ad dei reperti antichi e di datazione imprecisa, che a delle affermazioni che per quanto possibili, non portano alcuna prova reale. Nel 1809 Lamarck presentò la prima teoria evoluzionistica e anche egli cadde in errore: ogni essere vivente, nel corso della sua vita, a seconda della necessità avrebbe modificato le sue caratteristiche fisiche per poi tramandarle certamente alla progenie. Siamo in grado di smentire questa ipotesi, solamente pensando al fatto che il figlio di una persona dai lunghi capelli, non avrà alla nascita dei lunghi capelli e che, come cita wikipedia, il figlio di un culturista, non nascerà con muscoli enormi. Georges L. Chretien Cuvier in maniera indipendente elaborò la “teoria delle catastrofi naturali” che presupponeva l’estinzione di alcuni esseri e il successivo ripopolamento del pianeta da parte delle sopravvissute. E’ qui, che venne inferto un nuovo colpo fondamentale al creazionismo: non solo si poteva presumere che delle creature all’inizio non esistessero, ma ora si poteva anche credere che qualche creatura fosse esistita e poi per sempre scomparsa, come numerosissimi fossili provano. A metà 800, Darwin riformulò la teoria evolutiva, questa volta molto più solida e destinata a sopravvivere (seppur riadattata e non poco) fino ai giorni attuali. La teoria di Darwin sostiene che la “lotta alla vita” è il motore dell’evoluzione. La differenza fondamentale dalla teoria di Lamarck è che l’ambiente non è il motore dell’evoluzione, ma è l’evoluzione che avviene in gran parte casualmente (…e voglio sottolineare in gran parte) a determinare se la mutazione evolutiva sarà vantaggiosa o meno in quell’ambiente determinato. Al tempo di Darwin però, non erano conosciute nemmeno le più elementari basi della trasmissione genetica rendendo l’evoluzione una mera ipotesi ben poco provata, ed è per questo che la teoria è stata riadattata a seguito delle scoperte di Mendel (che, è bello dirlo, era un religioso) sull’ereditarietà* e al contributo di numerosi altri studiosi.

 

*Mendel riuscì a verificare che esiste una vera e propria legge (e qui si parla di legge, non di teoria) che sanciva l’ereditarietà, cioè il fatto che delle generazioni madri riuscissero a trasmettere alle generazioni figlie delle loro caratteristiche seguendo delle regole ben precise e ferree e tutt’oggi, anche noi siamo in grado di verificarlo nel nostro orticello. Ma anche qui, al tempo, esisteva un’ incognita che come una spada di Damocle pendeva sulla testa del mondo scientifico: qual’era, il fattore di trasmissione dell’ereditarietà? Per arrivare alla risposta giusta si dovette attendere la metà del ventesimo secolo quando si riuscì a dare la risposta al quesito “Sono le proteine o il DNA a rendersi portatori dell’ereditarietà?” attraverso il pluri-omaggiato esperimento di Hersey e Chase .  Iniziando a cimentarsi nello studio del DNA si arrivò velocemente a formulare ipotesi sulla sua struttura e funzionalità fino a quando Watson e Crick non riuscirono a risalire alla struttura della “doppia elica”. Tutto questo può essere provato da semplici osservazioni.

 

Ma le basi della teoria dell’evoluzione sono ben più complesse. Principio intrinseco contenuto in questa teoria è che ogni organismo vivente discenda da un antenato comune (e mi sembra doveroso specificarlo, non si intende che all’inizio della vita esistesse per forza di cose un solo organismo contemporaneamente)e a questa conclusione si è giunti tramite lo studio dei rapporti filogenetici. Da questo antenato comune, si sarebbero evoluti tutti gli esseri viventi (è da precisare che ci sono state difficoltà molto grandi nella ricostruzione di questi rapporti, ma ora, la linea evolutiva è stata quasi per intero ricostruita). E anche questo è provato dai numerosi fossili, e da varie altre prove che esporrò in seguito. L’evoluzione agirebbe tramite vari fattori: selezione naturale, mutazione, deriva genetica, speciazione allopatrica e simpatrica , radiazione adattativa, flusso genico. E’ obbligo precisare (e giova allo scopo di questo mio scritto) che selezione naturale, deriva genetica, speciazione, radiazione adattativa e flusso genico sono sì frutto del caso, ma sono indissolubilmente legate ad esso. Una delle argomentazioni più forti contro l’evoluzione è stata che, in condizioni di imminente pericolo, il caso non avrebbe fatto in tempo a promuovere evoluzioni significative per preservare la vita. Oltre al fatto che l’evoluzione non ha mai insinuato di poter promuovere mutamenti significativi finalizzati alla difesa da un pericolo imminente (mi pare che i dinosauri si siano estinti, e non evoluti), se un fenomeno simile accadesse, non sarebbe legata strettamente al caso, ma alla necessità che il caso comporta. E’ vero, è un caso, se un meteorite cade e immerge il pianeta in un’era glaciale…ma non è un caso, se gli organismi che sopravvivono, sono proprio quelli con la predisposizione genetica di resistere al freddo.

 

Al fine di una maggiore chiarezza esaminiamo passo dopo passo tutti i fenomeni, anche questi, ormai accertati da studi genetici e dell’evidenza. La selezione naturale è un processo secondo il quale, la natura stessa favorisce il perpetrarsi dell’organismo o della categoria biologicamente più adatta a sopravvivere e lo fa, sottoponendo l’essere alla lotta per la vita. L’organismo più debole, decade. In una lotta tra due leoni, vincerà il più forte…il leone perdente morirà e farà svanire il suo apporto genetico dalla società dei leoni (detto più precisamente, eliminerà i suoi geni dal pool genetico della popolazione) mentre il leone vincente potrà accoppiarsi perpetrando i suoi geni vincenti nella progenie (i figli). Sul fatto che la selezione naturale esista, non vi è motivo di dibattere. La mutazione è il fenomeno evolutivo più casuale di tutti in quanto, non necessariamente avviene a causa di condizioni ambientali. I tumori, ad esempio, sono dovuti a mutazioni, ma non è detto che siano causati dalle sigarette, dal cibo, dall’aria…altrimenti chi mantiene uno stile di vita sano non ne sarebbe colpito: purtroppo però, accade comunque. La mutazione è ciò che promuove la novità genetica. Immaginiamo una popolazione, che abbia nel suo pool  genetico(raccolta ipotetica degli alleli) 1000 diversi alleli (materiale genetico) che codifichino per varie caratteristiche fisiche. A causa della necessità di adattarsi, col tempo, ci sarà bisogno di nuovi alleli che permettano nuove azioni\funzioni\difese..da dove si possono creare questi nuovi alleli? Dalla mutazione genetica di alleli precedenti. La deriva genetica è la modificazione o  scomparsa di informazione genetica da una popolazione. Prendiamo una popolazione di 1000 individui. Alcuni possederanno delle codificazioni genetiche, altri, ne possederanno altre. Poniamo un evento catastrofico che colpisca la suddetta popolazione e che risparmi solo il 10% degli individui. Nel 90% degli individui morti erano presenti dei geni e delle informazioni genetiche. Se tutti gli undici individui che possedevano il gene x sono morti, il gene il x non esisterà più in quella popolazione e se la metà degli individui  col gene y sono morti, la frequenza del gene y ogni tot individui è stata dimezzata. La speciazione è l’insieme di fenomeni che portano alla formazione di una nuova specie e si divide in allopatrica e simpatrica. La speciazione simpatrica avviene in presenza di barriere fisiche che dividano in due una popolazione. Poniamo una grande isola piana nel Pacifico. I castori (esempio alla casaccio) vivono tranquilli su tutta la superficie. Ma ad un tratto, un evento geologico fa inabissare la parte centrale dell’isola. I castori della parte x sono ora isolati da quelli della parte y, perché non sanno nuotare. Così divisi, accadrà che le mutazioni che colpiscono la parte x non interesseranno la parte y e viceversa. Accade che nella parte x ci sono solo castagne da mangiare e i castori x dovranno abituarsi a mangiare quelle e forse modificheranno il loro apparato digestivo per trarre maggiori benefici dalla castagne. Invece sulla parte y i castori y, hanno le loro nocciole, ma il terreno è paludoso allora, dovranno abituarsi a vivere sugli alberi tutto il loro tempo e svilupperanno arti più forti o una coda più lunga, perché chi avrà gli arti meno forti, cadrà e morirà annegato. Così, nel corso di generazioni, decine e decine di anni, se non secoli o millenni, i castori x e y diventano sempre più diversi. Si dice che quando il castoro x non è più in grado di accoppiarsi col castoro y dando vita a progenie fertile, i due individui sono incompatibile: si è formata una nuova specie. La speciazione simpatrica è un fenomeno ben più complesso, avviene tra popolazioni non isolate tra loro e riguarda direttamente la genetica fin dal primo stadio. La radiazione adattativa  si verifica quando degli esseri trovano via libera alla loro ascesa nella scala ecologica e sono in grado di adattarsi e di occupare varie nicchi ecologiche, dando origine a nuove specie, se non a differenze ancora maggiori.  Il flusso genico può consistere nella migrazione di certi individui e di seguito il trasferimento di certi alleli da una popolazione a un’altra. Ognuno di questi fenomeni, è largamente evidente e provato al di fuori di ogni dubbio. Questo non significa che anche l’evoluzione lo sia, ma almeno, su questo fronte, lo è.

 

Ora parliamo nello specifico del perché, la teoria dell’evoluzione è da considerarsi una teoria possibile e probabile, ma non una teoria impossibile. Le prove.

 

Le prove veramente valide a favore  di questa teoria non si contano sulle dita di una mano e se dovessi elencare tutte quelle che hanno anche solo un minimo di validità, non mi basterebbero pagine e pagine. [1] La paleontologia, come ho già detto, ci fornisce come prove una quantità enorme di fossili. Non solo i fossili cambiano la loro forma e frequenza mano a mano che si procede ad esaminare strati di terreno sempre più antichi, [2]ma le differenze tra fossile e fossile e tra fossile e specie attuali aumentano andando a ritroso. Sono stati ritrovati fossili di quasi tutte le specie viventi, segno che si sono evolute o estinte. Per le eccezioni, mi sembra più coerente affidarmi a quella maggioranza assoluta che eccezione non è, visto che è statisticamente possibile che per caso, non si siano mai trovati fossili di una determinata forma di vita.[3]Ulteriore prova è costituita dalle correlazioni tra specie viventi e habitat. In habitat con caratteristiche simili, a migliaia di km di distanza vivono specie diverse, ma con caratteristiche simili. Avete mai visto un leone ai poli? Ma una tigre, la potete vedere in Africa e in Bengala. E c’è di più…se esaminiamo i fossili e li rapportiamo alla teoria della deriva dei continenti (anch’essa ampiamente provata), scopriamo coincidenze: scopriamo che in un certo habitat, milioni di anni fa, in quelle particolari condizioni, esisteva quella particolare specie, che per via dei cambiamenti ambientali dovuti alla deriva si è estinta o modificata.[4]Le omologie: osservando parti del corpo di rettili, uccelli, pesci, anfibi, mammiferi, esse hanno in comune, sempre e ad ogni livello, delle particolari formazioni simili che possono riguardare soprattutto la struttura ossea, che si spiegano con la derivazione da un antenato comune.[5]Lo studio degli embrioni: conoscendo gli stadi dello sviluppo embrionale e la morfologia (forma) dell’embrione si scopre che essi coincidono abbastanza precisamente anche tra pesci e mammiferi, rettili e anfibi. Le fessure branchiali, sono presenti in uno stato primitivo negli embrioni di tutte le classi appena citate. E chiamando di nuovo in questione il caso, è difficile che in organismi concepiti per vivere sulla terra ferma, siano mai state utili le branchie.[6] Le   maggiori o minori affinità delle strutture proteiche tra gli organismi. [7] La direttamente osservabile evoluzione dei geni dell’uomo. Il pool genetico dell’ uomo si sta evolvendo, e ciò è già direttamente in contrasto col creazionismo.[8]Ultimo, ma non meno importante, la genetica! Lo studio sul DNA e la comparazione di esso con quello di specie diverse (simili o completamente divergenti) rivela che tra specie affini vi è DNA affine, e sul fatto che il DNA sia il portatore dell’informazione genetica, non c’è nemmeno da discutere, perché questo è ancora più provato dell’evoluzione stessa.

 

La nostra panoramica sull’evoluzione sembrerebbe conclusa, ma non lo è. Fino a questo punto abbiamo esaminato le prove che sostengono l’evoluzione e siamo giunti alla conclusione che la teoria non è impossibile, come qualche persona si ostina ancora oggi a sostenere. Ma come dicevo inizialmente, vi sono altri fini pensatori che hanno saputo trovare, effettivamente, delle falle: enormi falle si pensava all’inizio.

 

Partiamo dalle contro-ipotesi che più facilmente si può tentare di abbattere. [a]Sicuramente la più eclatante è quella di affidarsi a quella minoranza assoluta di “prove mancanti” che la scienza non è riuscita a trovare. Tutt’oggi, gli organismi non interessati da prove pratiche dell’evoluzione sono appunto, l’estrema minoranza. E’ vero, sono eccezioni, ma non sono assolutamente una motivazione valida a favore dell’ “impossibilità dell’evoluzione”. Inoltre, nessuno che abbia un minimo di coerenza e spirito di conservazione ha mai affermato fuori da ogni dubbio che l’evoluzione è vera! Anche parlando di Dio, argomento sul quale volendo arrotondare per eccesso le prove scarseggiano ( ed è palese, che la Bibbia non sia una prova se non al di fuori della Fede di un credente )non siamo in grado di dire che esso non esiste. Allora, quale presunzione, si deve avere, allo stato attuale per dire questo dell’evoluzione che rispetto a Dio (vuoi per il diavolo o per il caso) è molto più evidente?

 

[b]La seconda argomentazione comune ai più, questa più ragionevole, è altrettanto smontabile però: la mutazione, a causa della complessità del DNA, sarebbe svantaggiosa e causerebbe la morte dell’individuo. Questo, spesso è vero. Ma quello di cui i contro-evoluzionisti non tengono conto è che le mutazioni, sono frequentissime. Ad esempio, nell’ uomo, si può presumere che nell’arco di una vita, intervengano svariate migliaia di mutazioni qua e là, prontamente corrette dalle polimerasi (enzimi che tra i loro scopi hanno anche quello di correggere la mutazione). Spesso accade però, che una mutazione sfugga alla DNA-polimerasi. Una mutazione, può significare tutto o nulla. Ad esempio, spesso, il tumore insorge per via di un accumulo di tre\quattro\cinque mutazioni non corrette nella stessa cellula. Ma le mutazioni, non sono solo mortali e si dividono in svantaggiose e vantaggiose. Alcuni siti internet, sostengono che non siano mai state osservate mutazioni vantaggiose: si sbagliano. Un paesino italiano, composto da qualche centinaio di abitanti, ha una particolare caratteristica: per i fenomeni di evoluzione e genetica (il paesino è sempre stato molto isolato e i matrimoni sono avvenuti tra compaesani) quasi l’intera popolazione del paese, possiede un gene, che previene (se ben ricordo) l’accumulo di grasso nelle arterie, evitando lo spiacevole fenomeno dell’infarto. Inoltre, è logico pensare che se avvenendo un fenomeno, si modificassero le condizioni ambientali, alcune mutazioni diverrebbero senza dubbio vantaggiose. Nella paradossale situazione che l’atmosfera si riempia di ossigeno fino al punto di farci star male per iperventilazione anche respirando lentamente, le persone con una mutazione che fa loro produrre pochi globuli rossi, sarebbero avvantaggiate, mentre ora, non lo sono. E se pensiamo agli albini di oggi, come starebbero bene, in un mondo oscurato dalle polveri. Quello che in effetti voglio sottolineare è la sequenza di eventi: quando io parlo di evoluzione vantaggiosa, parlo di una mutazione (che può essere indifferente, vantaggiosa o più spesso svantaggiosa) che esiste già prima dell’evento selezionante. Non accade MAI (se non con qualche organismo microscopico) che in tempo brevissimo  un organismo muti e si adatti…al massimo avviene che un organismo abbia GIA’ la mutazione necessaria per adattarsi. Molti infatti sostengono che un organismo non avrebbe tempo, affidandosi al caso, di attendere una mutazione, perché farebbe in tempo a morire. Certamente lo penso anche io! Il fatto importante è però, che queste persone, danno per scontato il fatto che questo cambiamento avvenga in tempo dilungato solo dopo l’evento catastrofico, mentre invece, il tutto avviene prima, in un periodo determinato e gli svantaggi o vantaggi appaiono in seguito. Il perché avvenga prima è appunto dettato dal caso. Potrebbe anche accadere che non vi sia nessuna mutazione valida per affrontare quella determinata situazione, ed è per questo che la mutazione è così frequente: la natura, spinge verso una costante diversificazione.

 

[c]La presenza di similitudini tra specie che vivono in punti opposti del pianeta che possiedono un gene identico. Questa, potrebbe essere una affermazione che effettivamente è valida per screditare il nostro Darwin…ma anche qui, sorgono limitazioni alla sua validità. Un esempio perfetto, è quello di due pesci (uno del Polo Nord, l’altro del Polo Sud) ai quali appartiene un gene identico. E’ vero, insolito, ma siamo sicuri che lo sia poi così tanto, se teniamo conto che gli organismi sono entrambi pesci, e che vivono in un habitat pressoché identico? Si chiama convergenza evolutiva, ed è la contro-contro prova. Organismi simili, in condizioni simili, si possono evolvere in maniere simili. Non è detto che debba essere così, infatti nessuno vuole negare che il fenomeno sia molto insolito, ma di sicuro, non intacca la teoria, se non da un punto di vista probabilistico e nemmeno con errore tanto grande. Questo, se vogliamo essere generosi, è il primo punto a sfavore, ma gli anti-evoluzionisti sono ancora indietro (siamo a un evento poco probabile verificatosi in pochissime eccezioni, contro una grande serie di eventi molto probabili avvenuti in ogni campo, tempo e modo)

 

[d]Grossolani errori nelle datazioni dei fossili. Il problema della datazione è sempre stato molto grande e nessuno studioso che si sia cimentato in calcoli non perfetti ne è mai stato esente. Le datazioni che si effettuano tramite alcuni isotopi, sarebbero, oltre che imprecise di principio anche sviate dalla presenza di fattori inquinanti all’interno dei campioni. Se ciò fosse vero, verrebbe intaccata una delle prove più significative dell’evoluzionismo, quella paleontologica. Ma fortunatamente per me che tanto mi prodigo a favore del mio amico amante dei fringuelli, c’è un piccolo errore di incomprensione. Per prima cosa, molti fossili sono stati analizzati in assenza di fattori inquinanti senza rilevare significative discrepanze con le datazioni precedenti. Le possibilissime fonti inquinanti presumibilmente presenti in altri fossili vanno sì a produrre delle incertezze che spesso però non sono così significative da invertire l’ordine evolutivo stabilito ( qui, si parla di incertezze su fatti avvenuti decine di milioni di anni fa(se non miliardi) ma ben collocati, e vi sono fossili più recenti, poche decine di migliaia di anni, la cui attendibilità e di gran lunga maggiore ). Questa critica perde quasi tutto il suo valore, e il quasi è per far le cose sempre in onor del vero, anche quando è inutile (voglio che questo sia un testo di dibattito, non del “ho per forza ragione io”).

 

[e]Vi è anche l’affascinante teoria del Devoluzionismo, elaborata da Giuseppe Sermonti. La teoria è: visto che sarebbe insolito che alcuni uomini siano diventati tali mentre altri esseri siano rimasti scimmie, è più plausibile il fatto che la scimmia si sia evoluta dall’ uomo e non viceversa. A guardare come degenera il mondo, si direbbe quasi che è questa la teoria migliore. Ma le evidenze proverebbero che la scimmia sia nata prima dell’uomo e se seguiamo la speciazione allopatrica è possibile che siano rimaste scimmie ma si siano evoluti anche uomini e comunque, non è detto che l’ uomo debba discendere dalla scimmia, anzi, sembra che non sia così. Inoltre questa teoria si spinge ad indagare ben poco sul resto e sarebbe sempre una forma di evoluzione solo che cambierebbe il nome.

 

[f]Ma anche l’autorevole fisico Zichichi, si spende contro l’evoluzione, e attacca quella umana. Il professore sostiene che la teoria dell’evoluzione biologica umana presupponga la presenza dell’ Homo Neanderthalensis che improvvisamente, si estingue, lasciando spazio in seguito all’ Homo Sapiens. Senza fidarmi troppo di ciò che wikipedia riporta ( ma fino ad ora, può confermarlo qualsiasi biologo credo, ha fatto un ottimo lavoro ) ho cercato dei documenti e ho trovato che aveva ancora ragione. Anche Zichichi sbaglia a quanto pare. L’ Homo Neanderthalensis in realtà, ha una storia evolutiva, che si sovrappone per migliaia di anni a quella dell’ Homo Sapiens e questo punto, nulla della teoria ci viene rovinato, perché entra in gioco la selezione naturale. Ma il professore, non contento prosegue…

 

[g]…e lo fa sostenendo che l’evoluzione biologica dell’uomo sia ferma da ormai 10.000 lunghi anni. Questa affermazione, dimostra, quanto poco si intenda di biologia anche in confronto a uno studente dello scientifico tecnologico al 5° anno come me (non che sbagli necessariamente, ma la teoria ha ragionamenti talmente fini che forse li può comprendere solo chi ci crede come me). Prima di tutto, l’evoluzione può compiersi nell’arco di milioni di anni così come può compiersi in poche settimane se non in giorni in certi virus. Inoltre, non è detto che in questo momento sia necessario un adattamento e le malattie vengono tenute sotto controllo dalla medicina, mutazioni comprese. Ma se proprio vogliamo avventurarci in qualcosa di vagamente antropo-sociologico, possiamo dire che: anche l’organismo umano è in costante modificazione e basti pensare al miglioramento delle prestazioni sportive. Ma se invece di persone parliamo di specie, è ovvio quanto si stia velocemente modificando la nostra: Zichichi dice, che non v’è nulla di evoluzione biologica nell’uomo. Ma allora, non dobbiamo credere al fatto che le popolazioni del medio oriente e del Sol levante si riproducano con un livello sette volte superiore al nostro, modificando il pool genetico in maniera molto incisiva? Non dobbiamo credere al fatto che la speranza media di vita, stia aumentando? Apprezzo comunque il fatto che il Prof. critichi anche la maniera con la quale certi creazionisti ripudiano altre teorie ma non si impegnino nemmeno a meditare sulla propria, ciò che come dicevo, ci differenzia dai primati.

 

[h]Entropia e 2° principio della termodinamica: devo ammetterlo, questa è una validissima obbiezione. L’entropia è una unità di misura che viaggia di pari passo col “disordine”. Quando in un sistema fisico aumenta il disordine, aumenta l’entropia. Questo è anche legato al 2° principio della termodinamica. Il primo principio della termodinamica afferma che in un sistema isolato ( in teoria ) l’energia rimane costante. Il secondo principio della termodinamica in pratica, afferma che a causa di dispersioni non è possibile generare un sistema che abbia un rendimento del 100% e si dice anche che in un sistema isolato, l’entropia non può decrescere nel tempo, rendendo impossibile in moto perpetuo. Questo, viene spesso utilizzato dal creazionismo applicato all’ universo per confutare l’evoluzionismo, ma, sinceramente, non vedo cosa questo implichi di negativo per l’evoluzione che tra l’altro, con l’universo non ha nulla da sparire. Alcuni scienziati, si sono spinti ad applicare la teoria dell’evoluzionismo darviniano alle dinamiche universali, ma ciò è corretto fino a un certo punto, anzi a parere mio è scorretto. Vi sono due tipi di materia: quella organica e quella inorganica (veramente la materia è sempre la stessa, ma quella organica è regolata da particolari leggi ed esigenze). La teoria evoluzionistica è permeata dal principio che la vita tenta di conservarsi e che l’organismo più forte, può agire con una volontà che lo rende il vincitore. Questo, ovviamente può essere applicato solo alla materia organica. Se poi si ha la volontà di estendere la teoria aggiungendogli delle postille, si abbia almeno il buon senso di diversificarla dalla vera teoria dell’evoluzione, visto che con essa non ha rapporti di alcun tipo (a mio parere). Le implicazioni di questa tesi avversa però, vi sono comunque. Se ci affidiamo all’entropia, possiamo dire che dalla nascita dell’universo, cioè dal big bang, essa deve aumentare necessariamente, il disordine deve aumentare durante l’evoluzione del tutto. Ma alcuni studiosi ipotizzano che ciò non avvenga, se consideriamo un universo nato dal big bang. Ma, vista la poca conoscenza che si ha dell’universo, il punto di vista forse diventa molto personale. In accordo con tutte le regole imposte dall’entropia (sebbene la fisica non sia affatto io mio forte) io ritengo che essa possa entrare tranquillamente a far parte sia della teoria del big bang, che dell’evoluzione. L’ entropia è espressa come disordine. Se consideriamo un ipotetico punto di inizio, il big bang, esso non può che essere il più ordinato (sul cosa comporti questo per il creazionismo discuterò in seguito), secondo la teoria, un punto nel quale erano condensate in armonia, non sappiamo né come né perché, tutte le forze fondamentali. E anche la teoria del big bang è in accordo: chi ci dice che il disordine debba essere fuor d’ogni dubbio un qualcosa di denso e unito, piuttosto che qualcosa di sparso e variegato? L’ universo questo è diventato: molto più entropico. Inoltre, se parliamo in modo specifico di evoluzione un organismo progenitore semplice, ha dato vita ad una serie di organismi molto più complessi e spesso difficilmente comprensibili. Certo, l’energia rimane costante, ma teniamo conto che se un essere usufruisce di energia, in seguito la fornisce anche. Il nostro calore corporeo, i gas della respirazione, i nostri rifiuti biologici e il nostro stesso corpo quando si decompone. Guardate le piante, quanta energia ci hanno lasciato col petrolio. Inoltre vi è quel fondamentale principio: ad una azione, ne corrisponde una (la reazione) uguale e contraria.

 

[i]Voglio anche citare velocemente, per giustizia, le controprove religiose. Esse sono quelle contenute nei testi biblici, nelle rivelazioni e nei miracoli. Le controprove bibliche, non sono supportate da alcuna teoria e anche i creazionisti converranno con me, che non si può sminuire un qualcosa di  razionale e per niente religioso utilizzando qualcos’altro di valore religioso ( e valore razionale nullo ). Sarebbe come volere spiegare Dio tramite la scienza: un’impresa per ora impossibile. Le rivelazioni si basano su apparizioni: apparizioni che spesso si materializzano davanti a singoli, ma che a quanto pare, appaiono certe volte a più persone collettivamente. Sono tutti pazzi? Spero di no. Escludendo il fatto poco verosimile che mentano tutti, non abbiamo una spiegazione precisa, tuttavia, non mi è mai giunta notizia che una apparizione abbia in qualche modo confutato la teoria dell’evoluzione. Lo stesso ragionamento vale per i fatti inspiegabili, i miracoli. Il fatto che questi eventi possano costituire una leggera evidenza che possa esistere qualcosa di più grande, non pregiudica comunque l’evoluzione, perché, fino a prova contraria, la Bibbia è stata scritta da uomini, e lo sappiamo che il male, si può infiltrare ovunque, anche nella gerarchia del bene. Il fatto che possa esistere un Dio, che possa esistere l’inferno, che possa esistere una creazione, non pregiudica ancora l’evoluzione.

 

[l]Ed ecco, per ultima…la più difficile da affrontare per noi evoluzionisti, anche perché su questo pure noi siamo molto divisi. Dopo tutto questo lunghissimo percorso nel quale l’ unico problema in grado di scalfire la teoria è un problema statistico di ben poco conto, praticamente trascurabile(vedi evidenziato in giallo prima) arriva quel pensiero che rischia non solo di compromettere, ma addirittura di abbattere con un sol colpo da K.O l’intera teoria. Ma io, sono come l’acqua che erode la roccia! Ci metto tanto, ma non mollo mai. Veramente, forse, anche se qui “vincesse” il pensiero avverso, non cadrebbe realmente l’intera teoria, visto che la sua parte successiva non sarebbe minimamente intaccata, ma la fiducia calerebbe così tanto, da sancirne la caduta. Vorrei solo dire, prima di avventurarmi in questa avventura, che spero una cosa: spero che tutte le persone avverse alla teoria evoluzionistica non lo siano per una sorta di scontro tra titani. Ritengo che sia abbastanza stupido, scagliarsi contro qualcosa e definirlo impossibile per difendere qualcos’altro che, stando al  metro di giudizio di tali persone, lo è molto di più. Io, personalmente, credo fermamente nella teoria (come forse si è capito) ma in tutto il mio sproloquio, non mi avete mai sentito dire che “l’evoluzione è vera” o che “Dio è falso” proprio perché scegliendo di affidarmi a qualcosa di comunque non certo, non mi sento in diritto di definire impossibile un qualcosa che in realtà è possibile tanto quanto la teoria. Vi spiego meglio: io sono un convinto sostenitore dell’integrazione tra religione e scienza. E’ un concetto così diabolico, pensare che vista la scarsa capacità scientifica di spiegare il big bang, possa esistere un Dio che ha creato le condizioni iniziali consentendogli poi di evolversi grazie a certi principi? No, non lo è. E’ così diabolico, che Dio possa aver egli stesso concepito l’evoluzione? No, non lo è.

 

L’ultimo scontro, la battaglia finale, l’Armageddon è il seguente: è possibile spiegare tramite l’evoluzione, l’emergere della vita? Inizialmente Darwin che era una persona presumibilmente umile ed intelligente, non aveva nemmeno tentato di spiegare come la vita abbia potuto crearsi dalla non vita, anche perché se avesse tentato, anche io lo avrei preso per pazzo, viste le conoscenze del tempo. Così come l’evoluzione non si estende all’universo, essa, non avrebbe forse dovuto estendersi nemmeno al concetto di “nascita della vita”, ma tant’è: ora che anche là si è estesa, dobbiamo risolvercela, anche perché ragionando, anche questa sarebbe evoluzione, la prima vera forma di evoluzione. La base della contro teoria che vorrebbe l’evoluzione impossibile*, notevolmente organizzata e finemente pensata dal punto di vista scientifico-probabilistico, è che le molecole organizzate (quelle della vita) sono talmente complesse da rendere “impossibile” il fatto che il caso, le abbia fatte formare e visto che il caso è una parte fondamentale dell’evoluzione ( non l’ unica comunque ) il problema per noi, non è insignificante. Al posto del caso, ovviamente, si sostituisce il Creatore…un essere pensante che non si affida al caso. Inoltre, sottolinea (ed è vero) che anche tra gli stessi evoluzionisti c’è molta perplessità sul fatto e anche (e non è vero) che non sono mai riuscite dimostrazioni pratiche su come materia inorganica possa divenire materia organica. Reazioni chimiche, sequenze del DNA, formazione delle proteine renderebbero sempre più improbabile che il caso abbia dato vita a tutto.

 

 *(nulla è impossibile se si parla di probabilità minime come in questo caso. Anche se si è deciso di attribuire un livello di impossibilità ad una probabilità di 1 su 10^50 o minore questa è solo una convenzione. Non che cambi qualcosa tra impossibile e possibile con probabilità di 1 su 10^50, ma mi è sempre stata a cuore la precisione).

 

Una teoria sostiene che le reali probabilità della formazione casuale della vita dalla materia inorganica è di 1:10^40.000 ( cioè di 1 su un dieci seguito da 40.000 zeri, quando il miliardo è composto da nove zeri solamente, per dare l’idea ). Avremmo più probabilità di essere estratti come vincitori per due volte di fila, ad un concorso al quale ha partecipato l’intera popolazione mondiale.

 

Sembra che il dato, sia stato ricavato da un reale calcolo delle probabilità. Quindi a me non restano da fare che due cose: credere all’ impossibilità o indagare (ovviamente non di mia iniziativa, non sono un genio) su eventuali errori, logici ovviamente, e sottolinearli tramite prove scientifiche. Ovviamente scelgo la seconda.

 

E ho fatto bene. Girovagando qua e là ho trovato la prima schiacciante dimostrazione che quelle probabilità che lasciano senza speranza, in realtà sono false, e la pratica lo dimostra, anzi, avvalora maggiormente la teoria evoluzionistica. Negli anni ’50 la pratica ha superato la teoria. E’ l’esperimento di Miller-Urey “la prima dimostrazione che molecole organiche si possono formare spontaneamente a partire da sostanze inorganiche più semplici, nelle giuste condizioni ambientali”[citazione da Wikipedia] cosa, che l’evoluzione ha sempre ipotizzato e che è stata dunque provata ben mezzo secolo orsono. Sono così state avvalorate le teorie di Oparin e Haldane. Ma prima di cantar vittoria, vediamo in cosa consiste l’esperimento. Per compierlo, è stato necessario ricreare in laboratorio, l’atmosfera primordiale che si presume vi fosse sulla Terra in un periodo compreso tra i 4,0 e i 3,6  miliardi di anni fa (il cosiddetto periodo prebiotico). Per darvi una motivazione in più, parliamo dell’atmosfera primordiale. E’ praticamente certo, che gli unici apporti ad una eventuale atmosfera miliardi di anni fa, fossero le eruzioni vulcaniche e la presenza di atomi e sostanze formatisi in due modi: subito dopo il big bang e diffusisi o nati dalle reazioni nucleari delle stelle. Anidride carbonica, gas contenenti zolfo, vapore acqueo e idrogeno sarebbero stati emessi dalle eruzioni, mentre metano, ammoniaca e acqua sarebbero già state presenti nell’ universo come è universalmente riconosciuto. Per catalizzare le reazioni, a quel punto serviva una fonte di energia: nella realtà erano fulmini e soprattutto il Sole, nel laboratorio, erano piccole scariche elettriche. Il sistema era completamente sterile e l’acqua era anch’essa priva di organismi viventi.  Dopo circa una settimana il 15% del carbonio era andato a formare composti organici, composti organici fondamentali per la vita e vari: acido formico, glicina ( il più semplice degli amminoacidi, neuro trasmettitore inibitorio del sistema nervoso centrale ), acido glicolico, alanina (un amminoacido non fondamentale), acido lattico ( fondamentale per alcuni processi biochimici) acido acetico ( da cui si formano i gruppi acetile fondamentali per praticamente ogni forma di vita, prodotto dalla fermentazione batterica), acido propionico (legato agli acidi grassi), acido succinico, urea (prodotto finale del catabolismo delle proteine), acido glutamminico (amminoacido essenziale per il funzionamento cellulare), acido aspartico (anche esso un amminoacido). Quindi, da materia assolutamente inorganica, in condizioni simili a quelle della Terra primordiale, si sono sviluppate alcune tra le fondamentali molecole organiche nel giro di una settimana. Pensate a cosa si possa essere formato, nel giro di 400 milioni di anni del periodo prebiotico, in presenza di tutto ciò che, è provato, serve a creare la materia organica da quella inorganica in modo assolutamente spontaneo. Abbiamo quindi, probabilità elevate, e non bassissime soprattutto se teniamo conto del fatto che in laboratorio sono state utilizzate relativamente poche molecole, rispetto a tutte quelle che avrebbero potuto esistere negli oceani primordiali. Rimane l’ ultimo interrogativo fondamentale: perché succede questo e come avviene? Le risposte, non pregiudicano più la veridicità dell’evoluzione, ma proverò a darvele per soddisfare ogni curiosità.

 

 Ebbene sì, perché, se ormai è accertato che sia possibile la formazione di sostanze organiche da quelle inorganiche in maniera spontanea, non è ancora molto chiaro come sia stato possibile, che queste sostanze organiche si siano organizzate in maniera complessa a formare il primo antenato di un essere vivente. Gareth Griffiths, ricercatore nel campo della biologia molecolare, è convinto che l’evoluzione, non possa in alcun modo spiegare come l’organismo primordiale sia arrivato a possedere una struttura funzionante ed ha elaborato quella che è, forse per la prima volta, una teoria che può affiancarsi all’evoluzione (anche se a parer mio è una teoria complementare)  ovviamente solo in questo frangente, non mettendo comunque a repentaglio l’integrità della teoria. Secondo lo studioso la “cellula” primordiale era costituita da citoplasma immerso in acqua, senza la presenza di una membrana cellulare e di un citoscheletro, che si sarebbero formati in maniera del tutto casuale, dal depositarsi di questo citoplasma in una porosità della roccia. Alcuni fattori, avrebbero potuto interagire con le molecole di essa e costituire quella che è stata la prima vera membrana. Altri, come Martin e Russel , ipotizzano che l’intero processo (compreso il passaggio da inorganico a organico) sia avvenuto all’ interno delle cavità.  Ma cosa serve affinché si possa considerare formata una forma di vita? Serve un organismo dotato di funzioni metaboliche che si possa riprodurre e perpetrare la vita. Serve che vi sia del materiale genetico con possibilità di combinazione elevatissima e una membrana cellulare. Quello che è probabile è che, se da semplici gas abiotici, sono stati in grado di formarsi persino degli amminoacidi (che di solito sono molecole abbastanza complesse), è possibile che si siano evoluti, proprio grazie a quella collaborazione e a quella funzionalità che si adatta al caso, segmenti di materiale genetico e strutturale. Nel 1958, il chimico Sidney Fox provò che, riscaldando una miscela di amminoacidi, in assenza di acqua, si formavano degli aggregati che vennero chiamati proteinoidi. Al contrario di quello che il buon senso farebbe pensare, questi aggregati, non erano confusi, anzi, avevano strutture simili a quelle delle proteine prodotte dagli esseri viventi e possedevano un basso potere catalitico abbastanza da catalizzare la scissione di ATP (la molecola dell’energia vitale) in ADP. Questi aggregati, posti in acqua (una volta raffreddati), formavano delle microsfere che manifestavano la proprietà della semipermeabilità (tipica delle membrane cellulari) e dimensioni in linea con quella dei piccoli organismi viventi. Forse, i gas presenti e la potenza del Sole avevano catalizzato la formazione delle prime molecole biotiche. Queste molecole poi, diffusesi ovunque, entrarono in contatto con un ambiente sottomarino riscaldato (un piccolo vulcano sotterraneo, ad esempio). E se basta una iniziale condizione di calore per plasmare la materia organica e trasformarla in qualcosa di più complesso, capiamo che la vita, si è potuta formare autonomamente. Molti si sono opposti, perché la teoria del brodo ancestrale di Miller (lo scienziato dell’esperimento Miller – Urey) richiede temperature abbastanza basse. Prima di tutto questo processo può essere avvenuto separatamente in due siti diversi e inoltre, può essere avvento in ere differenti, visto che il tempo che intercorre è di circa 300 milioni di anni. Ma vi sono tante altre teorie che in nessun modo si scontrano con quella post-Darviniana: quella di Wachtershouser, quella di Cairns-Smith, quella di Eigen, la rielaborazione della teoria di Oparin. Tutto questo, lo ribadisco, non fornisce prove certe, ma continua sempre e comunque a far pensare che l’evoluzione sia un fatto più che probabile. La verità, il 100%, probabilmente, mai nessuno lo raggiungerà.

 

 

Forse non esisteva un modo migliore del provarlo, per capire che è possibile, checché ne dicano gli altri. La teoria dell’evoluzione è salva in ogni sua parte, da quelle fondamentali, a quelle un po’ meno importanti. Nulla, è stato fino ad ora in grado di opporsi in maniera inoppugnabile ad essa, anzi, tutte le teorie che le si scagliano contro, cadono a pezzi, come se impattassero contro un muraglione. Ho appositamente approfondito la parte delle contro-teorie proprio perché non volevo lasciare nulla da parte e dimostrare che, per adesso, la teoria dell’evoluzione è il meglio che esista. A parte una probabilità statistica insolita in rari casi e la mancanza di qualche dato, il resto è tutto un solido puzzle che si incastra perfettamente. Fino ad ora, non c’è nulla in grado di competere anche minimamente con essa. Ed ora che ho concluso, tengo a precisare che tutto questo non è studiato per rendervi fans della teoria (anche se mi farebbe piacere), ma è fatto per dimostrare che nessuno per ora, ha il diritto di dire a ragion veduta (perché il semplice diritto di parola lo hanno tutti) che l’evoluzione è impossibile. Forse un giorno, qualcuno giungerà con prove schiaccianti che la contrastino e se saranno valide, ammetteremo tutti di esserci sbagliati ma per ora, di queste prove non vi è neanche l’ombra. Che ci crediate o no, non è un mio problema, ma almeno ora il mio smisurato ego è felice: saprò bene cosa pensare la prossima volta che udirò delle menzogne.

Riferimenti a : www.luciopesce.net        www.wikipedia.it     www.collettivamente.com  

Settembre 12, 2008 - Pubblicato da jemonature | ambiente | , , , , , , , , , , , , | 2 Commenti

2 Commenti »

  1. Fatto.

    Commento di spaghettovolante | Ottobre 24, 2008

  2. non hai altro da fare?

    Commento di Anonimo | Giugno 17, 2009


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